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Venezia: il mondo e poi l’Occidente

Dispaccio clandestino da Venezia

(Runa, corrispondente senza accredito)

«Dentro applaudono i morti, fuori io prendo nota. La madrina parla di “spazio protetto”, e intanto il cinema muore soffocato sotto i velluti. Qui non c’è nulla da proteggere: è un cadavere imbellettato.

Ho in mano Toynbee: The World and the West. Lo sfoglio come un’arma. Il mondo e poi l’Occidente. Ma qui dentro è tutto rovesciato: l’Occidente è il mondo, il resto è niente. Palestina, Ucraina, guerre dimenticate: fuori campo, rimosse, espulse. In sala restano lacrime a comando e applausi cronometrati.

Fanelli recita, Cortellesi illude, Venezia certifica. Non sono colpe individuali, sono pezzi dello stesso ingranaggio. È il bonifico che detta il copione: se parli, sparisci; se taci, lavori. È così che il cinema diventa pedagogo borghese, maestro di emozioni addomesticate.

Non mi confondo: qui non c’è arte, c’è anestesia. La Mostra è un dispositivo di rimozione, un festival-spettacolo che neutralizza il conflitto e lo trasforma in farsa civile. Cassavetes contro Rocha: il dramma borghese premiato, la lotta anticoloniale cancellata. Oggi la storia si ripete con altre maschere.

Scrivo queste righe come se dovessi bruciarle tra un minuto. Come se qualcuno potesse sorprendermi alle spalle, come un leopardo nell’ombra. Ma non importa: l’unica verità qui è che il mondo non coincide con l’Occidente, e che il cinema, se vuole esistere, deve tornare a dirlo con violenza.

Il resto è coreografia per turisti, riflesso sul canale. Io resto qui, fuori, a ridere di questa messinscena.»



di Riccardo Bernini

La 82ª Mostra del Cinema di Venezia si è aperta con un discorso di Emanuela Fanelli, madrina scelta dall’apparato. Ha detto:

“Il cinema è una scuola di emozioni, perché lì si possono sentire liberamente in uno spazio protetto, fuori dalla vita. […] Ma soprattutto al cinema noi mandiamo la nostra versione umana migliore. Perché gioiamo per felicità di altri come fossero le nostre. E soffriamo per dolori di estranei che peraltro non esistono come fossero i nostri.”

Parole esemplari non per ciò che rivelano, ma per ciò che occultano. Il cinema come “spazio protetto”, come palestra di empatia, come dispositivo di consolazione. Nessun riferimento al presente, nessuna incrinatura, nessuna guerra nominata, nessun conflitto evocato. La pedagogia della bontà al posto della critica.

Ma il problema non è Fanelli, che ha fatto quello che le chiedeva il copione. Il problema è la Mostra stessa, il suo apparato. Perché ciò che Venezia oggi mette in scena non è più il cinema, ma la neutralizzazione del cinema. Non è più l’urgenza della visione, ma la sua riduzione a spettacolo borghese.

Qui la lezione di Arnold Toynbee è centrale. The World and the West non sancisce identità ma congiunzione: il mondo e poi l’Occidente, non l’Occidente come mondo. Il titolo stesso è avvertimento contro l’usurpazione: il mondo non è Occidente, ma la Mostra sceglie di invertire i termini, di trasformare l’Occidente in mondo e di ridurre il resto a rumore di fondo.

Il dispositivo festivaliero opera proprio questa sostituzione: l’Occidente coincide con il mondo, e il cinema che viene legittimato è solo quello che non contraddice questa equazione. Tutto ciò che eccede, che parla da un altrove, viene rimosso, ignorato o relegato a gesto folklorico.

Glauber Rocha lo sapeva bene. Quando portò A Idade da Terra a Venezia negli anni Ottanta e venne ignorato, denunciò la Mostra come gioco di potere borghese. Non si trattava di valutazioni estetiche, ma politiche: premiarono Cassavetes, “rivoluzionario finto”, non perché fosse un autore minore, ma perché rappresentava il dramma borghese accettabile, mentre la lotta anticoloniale di Rocha era insopportabile. Era il segno: il cinema della frattura doveva essere escluso, mentre il cinema del conflitto psicologico poteva essere celebrato come “rivoluzionario” ma innocuo.

La logica è la stessa oggi. C’è ancora domani di Paola Cortellesi è stato salutato come “film civile” e “femminista”. In realtà riduce la Storia a cartolina addomesticata: la donna vota, ma poi torna dal marito manesco, senza liberazione reale, senza dialettica. È la favola pedagogica che conferma l’ordine, la ripetizione del dramma borghese contro la lotta storica.

E così Fanelli, volto televisivo e ironico, viene posta come madrina per dire parole che non disturbano: “versione umana migliore”, “spazio protetto”, “empatia”. Tutto ciò che Venezia chiede: un discorso che neutralizzi. Non è questione di autorialità, ma di bonifico. Il meccanismo è semplice: ciò che puoi dire dipende dal sistema che ti paga. E il sistema non vuole conflitto.

Questo è il dispositivo, direbbero i situazionisti: una macchina che trasforma la potenza del cinema in spettacolo anestetizzato, che converte l’urto in rappresentazione innocua, che cancella la Storia reale dietro il teatrino delle emozioni. Venezia oggi è il dispositivo per eccellenza della spettacolarizzazione borghese: la guerra ridotta a silenzio, la politica ridotta a scenografia, la Storia ridotta a melodramma.

Per questo la vera corrispondente da Venezia non è sul palco, ma fuori, seduta lungo i canali. È Runa, con in mano The World and the West di Toynbee, il libro che ricorda che il mondo e l’Occidente non coincidono. Il suo sguardo sarcastico è la risposta muta al dispositivo: non empatia per dolori inesistenti, ma coscienza della separazione reale.

La Mostra ha scelto il verbo essere: l’Occidente è il mondo. Ma la verità è altrove: nel titolo che Toynbee consegnava già nel 1953, e che oggi Runa tiene in mano come arma simbolica. Il mondo e poi l’Occidente. La frattura resta, il cinema dovrebbe nominarla. Invece la Mostra la cancella, trasformandosi essa stessa in atto di rimozione spettacolare.

La ragazza di oggi

Nome (Romaji): Yomozuki Runa
Kanji/kana: 黄泉月 るな
Nome internazionale: Runa Yomozuki

Opera: Kakegurui – Compulsive Gambler
Autori: Homura Kawamoto (storia), Tōru Naomura (disegni)

Anime: Studio MAPPA – Stagione 1 (luglio–settembre 2017, 12 episodi); Stagione 2 Kakegurui ×× (gennaio–marzo 2019, 12 episodi)

Distribuzione italiana: Netflix, dal 1° febbraio 2018 (stagione 1 e 2, doppiaggio italiano)

Manga originale:
– Giappone: Homura Kawamoto, Tōru Naomura, Kakegurui, serializzazione su Gangan Joker (Square Enix), dal 22 marzo 2014
– Italia: J-POP Manga, dal 2017

Home video: Nessuna edizione italiana confermata. Edizioni estere disponibili (Sentai Filmworks, USA; Anime Ltd, Regno Unito)


Sul testo citato

Edizione italiana (reperibile, con apparato editoriale solido)

  • Titolo: Il mondo e l’Occidente

  • Autore: Arnold J. Toynbee

  • Traduzione: Glauco Cambon

  • Nota/Introduzione: Luciano Canfora

  • Editore: Sellerio Editore Palermo, collana “La memoria”

  • Anno: 1992 (2ª ed.)

  • Pagine: 130


Edizione in inglese (autorevole, facilmente rintracciabile sul mercato dell’usato)

  • Titolo: The World and the West

  • Autore: Arnold J. Toynbee

  • Editore: Oxford University Press (London & New York)

  • Anno: 1953 (prima edizione; testo dalle Reith Lectures 1952)

  • Pagine: 99

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