di Riccardo Bernini Negli anni Ottanta l’Italia si è chiusa in una bolla patinata. È stato il decennio della televisione commerciale, della pubblicità onnipresente, del varietà e dei telefilm leggeri che scorrevano come acqua di rubinetto: Drive In , College , I ragazzi della 3ª C , Don Tonino . Non erano grandi prodotti nemmeno allora, ma esercitavano una funzione che sarebbe stata determinante: insegnavano a vivere in un eterno presente senza storia, senza conflitto, senza tragico . Per una generazione che aveva appena attraversato gli anni di piombo, le crisi economiche e le paure del decennio precedente, quella leggerezza apparve come liberazione. Ma si trattava di una liberazione anestetica: un sorriso televisivo che depotenziava il tragico, sostituendo la densità del reale con un simulacro spensierato. Guy Debord lo aveva già intuito ne La società dello spettacolo : “Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale mediato dalle immagini.” In Italia, que...
Sfuggito all'altare del video, ora domatore di parole