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Visualizzazione dei post da luglio, 2025

Dal sorriso al baratro: l’Italia televisiva e la pedagogia dell’irrealtà

di Riccardo Bernini  Negli anni Ottanta l’Italia si è chiusa in una bolla patinata. È stato il decennio della televisione commerciale, della pubblicità onnipresente, del varietà e dei telefilm leggeri che scorrevano come acqua di rubinetto: Drive In , College , I ragazzi della 3ª C , Don Tonino . Non erano grandi prodotti nemmeno allora, ma esercitavano una funzione che sarebbe stata determinante: insegnavano a vivere in un eterno presente senza storia, senza conflitto, senza tragico . Per una generazione che aveva appena attraversato gli anni di piombo, le crisi economiche e le paure del decennio precedente, quella leggerezza apparve come liberazione. Ma si trattava di una liberazione anestetica: un sorriso televisivo che depotenziava il tragico, sostituendo la densità del reale con un simulacro spensierato. Guy Debord lo aveva già intuito ne La società dello spettacolo : “Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale mediato dalle immagini.” In Italia, que...

L’oracolo e la relazione

Di Riccardo Bernini  Si assiste oggi a una vera e propria incapacità strutturale di empatia nei confronti di ciò che riguarda l’umano e i suoi interessi determinati. Interesse, sostanza, accidente non sono più intesi come categorie attive, ma come residui concettuali che, nel loro farsi passivo, permeano il mondo, le cose e la relazione tra le cose. Tutto avviene in un eterno presente , in un immediato che rifiuta la mediazione come momento dialettico: non vi è più relazione tra oggetti, ma soltanto significazioni di colpo — nel senso barthesiano di un’irruzione improvvisa del senso che spezza ogni continuità. In questo quadro, si è perso il senso stesso dei valori. Non si può più dire, nemmeno in senso nicciano, che siano stati trasmutati o tramontati: essi hanno semplicemente cessato di esistere , di esercitare una presa sull’essente, di agire come forze evocative e generatrici di senso. E questa perdita non è un effetto recente, non è la conseguenza diretta dell’attu...

La questione ideologica è irrilevante

 Scritto da Riccardo Bernini Non ha alcuna importanza che oggi si discuta di patriarcato o matriarcato, che si entri nel merito della cultura cosiddetta “woke” o che si critichi il politicamente corretto. Né ha rilevanza stabilire quanto tali categorie ideologiche influenzino l’industria culturale e cinematografica. Se un’opera d’arte è davvero tale, se è destinata a permanere nel tempo e a costruire un orizzonte di senso che attraversi le epoche, allora tutti questi estremi – correttivi o degenerativi – risultano secondari. L’arte autentica, infatti, non si lascia determinare né orientare da fattori esterni: li ingloba, li trasforma, li supera. Ciò che sopravvive non è ciò che obbedisce al mercato, alla morale dominante o alle mode del momento, ma ciò che eccede ogni schema. Il dibattito sull’identità di genere, sul maschilismo, sul femminismo, sulle etichette ideologiche e linguistiche ha certamente un ruolo nel campo sociale e politico, ma diventa irrilevante nel momento in cu...

Il superfluo come sistema: l’eroe cancellato

Scritto da Riccardo Bernini Viviamo in un’epoca in cui il contenuto non è più racconto, ma funzione . Ogni opera, ogni film, ogni personaggio, ogni universo narrativo non esiste più per sé, ma come anello intermedio in una catena infinita di fruizione. Ciò che conta non è più ciò che l’opera dice , ma ciò che genera . È questa la grande mutazione del cinema contemporaneo: il passaggio dall’opera chiusa all’universo espanso, dal racconto verticale alla narrazione fluida, dal mito all’interfaccia. Nel cuore di questa trasformazione si annida una verità scomoda: non è più consentito a nessun personaggio di bastare a se stesso. L’eroe singolare — quello che veniva da un altrove, che parlava da solo, che portava un’etica o una missione — è diventato una minaccia per il sistema . Perché l’eroe solitario interrompe il flusso ,  impone un centro ,  rivendica una forma . E invece il cinema odierno non vuole più centri, ma reti. Non più finali, ma traiettorie. Non più significat...

Tra schegge di ego e frammenti di capitalismo...

 Scritto da Riccardo Bernini In sostanza, ciò che sta accadendo è che l’arte, soprattutto in Occidente, si è ormai atrofizzata, ridotta a un’estensione sterile dell’ego dell’artista. Un ego che non produce più suoni, non genera più rivoluzioni, non porta alcuna vera novità. L’arte è diventata lo specchio fedele — e distorto — di una forma neocapitalistica che si lega in modo indissolubile all’identità dell’artista, un’identità ormai dispersa, svuotata, che ha perso ogni contatto profondo con il reale. E tuttavia, anche l’artista è consapevole dell’illusione in cui abita. Sa di essere intrappolato in una rete continua di eccedenze che gli impediscono di essere, a meno che non venga categorizzato, catalogato, sponsorizzato, sostenuto, seguito — da quella figura un tempo chiamata gallerista , oggi forse mutata o dissolta nella velocità sensoriale della società odierna. Quando l’artista è sostenuto, allora diventa parte della società dello spettacolo: ogni cosa in lui, tutto di lui ...

L’invincibile senza casa. Superman, o della solitudine dell’assoluto

Scritto da Riccardo Bernini Siamo stanchi. Ma non del personaggio: del culto. Del culto cieco, settario, talebano che ha divorato ogni possibilità di pensiero intorno ai supereroi. È diventato impossibile parlare, analizzare, criticare. Perché il nuovo cinema supereroistico non è più cinema: è una religione mercantile. Un’assolutezza tossica. Un luogo dove si litiga, si milita, si idolatra. Dove lo spettatore non guarda più: si schiera. Dove il film non viene visto: viene difeso. E Superman è stato il primo a essere sacrificato. Oggi non si discute più se un’opera sia riuscita o meno: si misura la fedeltà al sogno del fan. Un sogno infantile, regressivo, fatto di calzamaglie e frame “iconici” da spacciare online. Ma chi sogna così, sogna male. Sogna il feticcio, non l’idea. Sogna il pupazzo, non il concetto. È questo il vero crimine: la trasformazione di un simbolo etico in un brand performante. Superman non nasce per essere amato: nasce per essere compreso. E non è mai stato un su...

Madonna di Israele

Scritto da Riccardo Bernini In una recente dichiarazione pubblica, il Ministro della Difesa italiano Antonio Tajani ha proposto un'interpretazione simbolica della bandiera dell’Unione Europea che merita di essere esaminata con attenzione filologica e consapevolezza storico-religiosa. Secondo quanto affermato, le dodici stelle del vessillo europeo alluderebbero tanto alle dodici tribù di Israele quanto a una concezione mariana di matrice cattolica, nella quale la bandiera verrebbe letta come un riferimento implicito al manto della Vergine. Tale lettura, intesa evidentemente in chiave di elogio alle cosiddette "radici giudaico-cristiane" dell’Europa, solleva però questioni teologiche e culturali non trascurabili. Dal punto di vista dell’ebraismo contemporaneo, la figura di Gesù di Nazareth non è riconosciuta né come Messia né come profeta, bensì come un maestro itinerante della Galilea, e in alcuni casi come un navi sheker (falso profeta), secondo letture talmudiche e rabbi...