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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

La disfatta degli intellettuali

di Riccardo Bernini È impossibile non notare quanto il panorama intellettuale italiano si trovi oggi in uno stato di prostrazione. Gli esponenti delle generazioni precedenti continuano a ragionare secondo paradigmi fossilizzati: la televisione, la radio, la stampa — i vecchi mezzi del cosiddetto "quarto potere" — restano per loro i luoghi esclusivi del dibattito, i pulpiti da cui pronunciare sentenze, come se nulla fosse mutato nella struttura stessa della comunicazione. Eppure, ciò che risulta più grave non è tanto l’arretratezza dei mezzi, quanto la sterilità dello sguardo. Sotto l’egida di un presunto liberalismo — che si richiama alla libertà di espressione solo per screditare ogni forma di dissenso reale — molti di questi intellettuali si abbandonano a una derisione sistematica dei nuovi scenari internazionali. Non argomentano: irridono. Non cercano la verità: la disinnescano con la retorica. E in questo gesto, che è insieme codardo e prepotente, si svela un tratto inqui...

Una lenta capitolazione

di Riccardo Bernini Lasciamo che trionfi la destra. E non soltanto la destra parlamentare, ma la sua espressione più compatta e pulsionale: l’estrema destra. Quella che si propone non come forza di gestione, ma come torsione regressiva, come desiderio d’ordine, come ritorno al principio. È giusto così. È logicamente conseguente. Perché una democrazia è tale anche quando – con meticolosa coerenza – vota contro se stessa. Se l’elettore medio desidera lo Stato punitivo, lo Stato identitario, lo Stato cieco, allora lo Stato deve accoglierlo nella sua forma più nuda. Non più una “democratura”, ma un dispositivo reale di repressione. Non una pantomima autoritaria, ma un assetto compiuto, disciplinare, compatto. L’Italia non solo lo merita: lo desidera. Pasolini aveva visto giusto. L’italiano medio non è solo un prodotto, ma un agente. Non subisce la mutazione antropologica: la genera. Non patisce la modernizzazione: la celebra nei suoi esiti più servili. E non si oppone alla violenza sistemi...

Recensione: Una battaglia dopo l’altra

Riflessioni su un film di Paul Thomas Anderson di Riccardo Bernini Il titolo è già una dichiarazione di poetica:   Una battaglia dopo l’altra . Non è solo un riferimento bellico o strategico, né una metafora psicologica, ma una vera e propria struttura drammaturgica, che scandisce il tempo e il disfacimento dei personaggi. Il film, presentato superficialmente dai media come una commedia grottesca, rivela invece una tensione tragica e lucida che mina dall’interno l’orizzonte stesso della lotta politica. È un’opera compatta, compiuta, che mette in crisi la rappresentazione classica della lotta armata — non tanto come gesto eroico o come atto criminale, ma come sintomo di un’ideologia esaurita. Il film racconta il lento disgregarsi di una frangia armata e dei suoi membri, seguendone il destino nel tempo, tra sorveglianza, infiltrazione, tradimenti e collassi individuali. Il cosiddetto terrorismo organizzato appare come un reticolo già previsto e presidiato dalle forze dell’ordine — po...