di Riccardo Bernini È impossibile non notare quanto il panorama intellettuale italiano si trovi oggi in uno stato di prostrazione. Gli esponenti delle generazioni precedenti continuano a ragionare secondo paradigmi fossilizzati: la televisione, la radio, la stampa — i vecchi mezzi del cosiddetto "quarto potere" — restano per loro i luoghi esclusivi del dibattito, i pulpiti da cui pronunciare sentenze, come se nulla fosse mutato nella struttura stessa della comunicazione. Eppure, ciò che risulta più grave non è tanto l’arretratezza dei mezzi, quanto la sterilità dello sguardo. Sotto l’egida di un presunto liberalismo — che si richiama alla libertà di espressione solo per screditare ogni forma di dissenso reale — molti di questi intellettuali si abbandonano a una derisione sistematica dei nuovi scenari internazionali. Non argomentano: irridono. Non cercano la verità: la disinnescano con la retorica. E in questo gesto, che è insieme codardo e prepotente, si svela un tratto inqui...
Sfuggito all'altare del video, ora domatore di parole