
Qual’è la missione del dotto?
È una domanda che merita attenzione. Direi anzi che da quando si inizia a studiare filosofia, questa domanda diventa inevitabile. Oggi più che mai, però, è difficile definire quale sia il ruolo di questo ipotetico intellettuale, o cavaliere dell’intelletto, o scudiero del pensiero… o forse, più ironicamente, “bestiale del pensiero”.
Me lo sono domandato anch’io. E nel momento in cui ho deciso di raccogliere per iscritto i miei pensieri, ho sentito il bisogno di farlo restando fedele alla mia formazione, alla mia sensibilità culturale.
Sono figlio della fine degli anni ’80. Ho attraversato tutti gli anni ’90 accompagnato, nel bene e nel male, dall’animazione giapponese trasmessa in televisione. Che fosse distribuita con cura o con approssimazione, non importa: è stata quella, più di ogni altra cosa, la mia vera scuola.
Certo, anche il mondo Disney ha avuto un peso, soprattutto nei miei primi anni: mi ha insegnato la struttura della favola classica, e ancora oggi ne riconosco la forza nei primi lungometraggi. Ma tutto il resto — l’impero Disney contemporaneo — è per me sostanzialmente inguardabile.
A un certo punto, ho sentito il bisogno di raccogliere queste esperienze e trasformarle in pensiero, in progetto. È nato così il blog. Un luogo dove far convergere le figure che hanno segnato la mia immaginazione: personaggi tratti da serie anime e manga, raffigurati non come semplici icone nostalgiche, ma come vere e proprie figure pensanti.
Tutto questo è stato possibile grazie all’intelligenza artificiale generativa — che, come ho più volte spiegato, non è affatto “intelligente”, né davvero “artificiale”. È piuttosto una danza continua: io descrivo con precisione ciò che voglio vedere, e l’algoritmo, poco a poco, ha imparato a seguirmi.
La domanda era: cosa far fare a queste giovani ragazze che popolano l’immaginario di un Riccardo ormai quarantenne? La risposta è arrivata con naturalezza: facciamole leggere.
Perché leggerebbero comunque, se esistessero davvero. Sono tutte figure forti, intelligenti, determinate. Alcune già preparate, altre in cerca di una preparazione, ma tutte proiettate verso il pensiero.
All’inizio è stato difficile, perché rappresentare personaggi anime con libri in mano era un gesto inedito, almeno secondo l’algoritmo. Ma con il tempo, questo gesto è diventato familiare, e oggi io e l’IA collaboriamo come due danzatori: io fornisco i modelli, gli autori originali, e lei mi restituisce immagini che cercano la massima fedeltà allo spirito delle opere.
Non ci si allontana di un passo dall’autore originale. Si riconosce il suo sforzo, la fatica del disegno, il tempo impiegato per forgiare ogni personaggio. È questo il senso del lavoro: la precisione, il rispetto. Mai desideri personali, mai abbellimenti arbitrari.
Le ragazze vengono rappresentate esattamente come nei loro contesti d’origine, con una sola eccezione: oggi tengono tra le mani un libro. A volte italiano, a volte inglese o francese. Anche Kyoko Otonashi — che forse parla solo giapponese — legge libri in italiano, perché il senso del blog è pedagogico.
Usare figure anime significa riconoscere la forza del medium: l’animazione giapponese non è un balocco, come avrebbe detto Marx, ma una parte viva della cultura. In Giappone, le anime sono parte della vita quotidiana. Sono opere d’arte.
Io non le tratto come disegnetti: le considero per ciò che sono, stati di coscienza.
Questa è la cosiddetta Scuola di Atene. Ma non è una scuola, né è ad Atene. È un luogo che non esiste, e proprio per questo può essere ovunque: sul vostro telefono, sul tablet, sul computer. Un polline di pensiero, un giardino mobile dove io scrivo quel che voglio, quando voglio, senza censura.
Ogni articolo è accompagnato da note, da riferimenti, da schede biografiche dettagliate su ogni ragazza rappresentata. E man mano che il blog si evolve, la forma diventa sempre più riconoscibile, più precisa.
All’inizio c’erano incertezze, certo, ma non ho voluto rimpaginare i testi già pubblicati.
E oggi vi auguro buona lettura.
Perché se questo progetto è nato, è anche grazie a chi legge. C’è chi ha scelto di accordarmi la sua stima e il suo affetto.
Per me, questo ha un valore immenso.
Grazie.
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