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Visualizzazione dei post da settembre, 2025

DUSE (2025) di Pietro Marcello

“In voi vedo tutte le donne del mondo”. Una dichiarazione che ricorda lo sguardo di Brodskij di fronte ad Achmatova di Riccardo Bernini Il film di Pietro Marcello dedicato a Eleonora Duse, in apparenza curato e persino raffinato in alcuni  passaggi, rivela però fragilità decisive che lo fanno fallire in pieno. Prima di tutto, non rende giustizia alla materia: la figura della Duse sfugge completamente al regista, sia sul piano storico che su quello artistico. Marcello, anziché penetrare la realtà con uno sguardo situazionista, sceglie la via più rassicurante del biografismo, e così priva la Duse di qualsiasi dimensione rivoluzionaria. Gli attori evocati come comprimari — Ermete Zacconi e Memo Benassi, colonne indiscusse del teatro italiano e mondiale — vengono trattati con superficialità estrema: non sono veri personaggi, ma figure ornamentali, quasi comparse. Lo stesso accade alla protagonista. La Duse interpretata da Valeria Bruni Tedeschi appare come una caricatura di attrice sen...

Cronenberg e l’osceno del reale

O dell’ultimo cinema come esperienza oracolare di Riccardo Bernini Ci troviamo di fronte a un’opera capitale, un film che sfida la narrazione e si propone come evento filosofico: un’apertura, nel senso kierkegaardiano, al concetto stesso di annuncio. Non un messaggio da decifrare, ma un   pungolo nella carne , un lutto irriducibile, un gesto che non consola. L’ultimo Cronenberg (e non importa nemmeno quale film sia, perché qui si parla di gesto e non di titolo) si impone come opera spiazzante, volutamente sfilacciata, apparentemente incoerente. A una lettura superficiale potrebbe sembrare il frutto senile di un regista che ha smarrito il senso della narrazione, che lavora per accumulazioni disarticolate, senza finale né risposte. E invece, nel suo rifiuto del senso, Cronenberg compie un atto di assoluta lucidità: mostra ciò che non può essere ricondotto, ciò che non può essere giustificato. Nessun ritorno, nessuna presa per mano. Solo esposizione. Il film non accompagna: si offre c...

Filosofi da vetrina, pensiero da discount

Contro la Netflixizzazione della filosofia di Riccardo Bernini Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano di filosofia, ma nessuno pensa. In cui la parola   filosofo   è diventata un’etichetta da supermercato, una posa ben costruita, un travestimento da indossare sul palco, una figura che ha perduto ogni contatto con il concetto e ha venduto la propria dignità all’algoritmo. Non si è più filosofi perché si pensa, ma perché si appare. Non si è più filosofi perché si rischia il linguaggio, ma perché si hanno abbastanza follower per legittimare una casa editrice. Il filosofo oggi è un prodotto da intrattenimento, una voce che commenta tutto e non produce nulla, un acrobata del format. Ma la verità è che non si può essere filosofi nei tempi morti tra due podcast. Non si può essere filosofi con l’agenda piena di conferenze vendute al pubblico pagante. Non si può essere filosofi se si è troppo occupati a spiegare ogni cosa, a trasformare ogni fatto in contenuto. Il filosofo autentico ...