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Filosofi da vetrina, pensiero da discount

Contro la Netflixizzazione della filosofia


di Riccardo Bernini

Viviamo in un’epoca in cui tutti parlano di filosofia, ma nessuno pensa. In cui la parola filosofo è diventata un’etichetta da supermercato, una posa ben costruita, un travestimento da indossare sul palco, una figura che ha perduto ogni contatto con il concetto e ha venduto la propria dignità all’algoritmo. Non si è più filosofi perché si pensa, ma perché si appare. Non si è più filosofi perché si rischia il linguaggio, ma perché si hanno abbastanza follower per legittimare una casa editrice. Il filosofo oggi è un prodotto da intrattenimento, una voce che commenta tutto e non produce nulla, un acrobata del format.

Ma la verità è che non si può essere filosofi nei tempi morti tra due podcast. Non si può essere filosofi con l’agenda piena di conferenze vendute al pubblico pagante. Non si può essere filosofi se si è troppo occupati a spiegare ogni cosa, a trasformare ogni fatto in contenuto. Il filosofo autentico non spiega: spacca. Il filosofo autentico non commenta: detona. La nuova razza dei filosofi da esposizione è l’opposto del pensiero: si proclama anti-accademica, ma sogna l’inclusione nelle accademie. Si dichiara nemica del sistema, ma si fa pubblicare dal sistema stesso, ne accetta i ritmi, i linguaggi, le luci. Sputa sulle cattedre, ma anela alla riverenza che esse generano. È la figura tragica e ridicola dell’extraparlamentare culturale che supplica lo Stato per essere ascoltato.

Così nasce un’ipocrisia tossica. Da una parte il pensatore di facciata, confezionato, ottimizzato per i social, reso compatibile con le esigenze dell’editoria del consenso. Dall’altra parte un sistema culturale che ha smesso di distinguere tra chi pensa e chi ricicla pensiero altrui, tra chi inventa concetti e chi li riduce a meme. L’editoria abdica. L’università arretra. Il pubblico si accontenta. La filosofia diventa merce vendibile, confezionata con buone copertine, frasi brevi, aforismi di Nietzsche trasformati in slogan per adolescenti digitalizzati.

Il danno è irreversibile: la filosofia viene declassata a rubrica, a storytelling motivazionale, a scienza dell’infotainment. La scena contemporanea è un carnevale dove i travestimenti sono accettati come identità. Il filosofo è applaudito non per quello che pensa, ma per quanto sa raccontarsi. E intanto il pensiero si ritira, si inabissa, tace.



Ma il pensiero vero non si lascia condividere. Non si lascia spiegare. Non si lascia impacchettare in un carosello di slide su Instagram. Il pensiero vero brucia. Il filosofo vero non ha bisogno di vendere copie, perché non ha bisogno di pubblico. Non intrattiene, non semplifica, non ammicca. Quando scrive, non ti aiuta a capire: ti obbliga a crollare. La filosofia vera non è un mezzo, è un abisso. È Wittgenstein che mostra come la filosofia non possa essere detta, ma solo mostrata, e quando arriva al limite del dicibile si ritrae, lasciando che il pensiero si spenga nel gesto. È Heidegger che apre la lingua come una ferita. È Spinoza che costruisce un sistema geometrico per dire l’indicibile.

E oggi? Oggi un nuovo Hegel non avrebbe alcuna possibilità di essere pubblicato. Nessun editore lo accoglierebbe, nessuna università lo sosterrebbe. Sarebbe ignorato, respinto, archiviato. Perché il suo pensiero non produce traffico. Non è monetizzabile. Non è facilmente trascrivibile in linguaggio da clip. Il nuovo filosofo nascerebbe nell’ombra, parlerebbe a nessuno, sarebbe letto da pochissimi, in stanze piccole, in notti silenziose. Ma è lì che si preparerebbe la sola forma di rivoluzione possibile.

La filosofia non può rinascere se non oltre la scena, oltre lo spettacolo, oltre la forma-contenuto del pensiero venduto a prezzo di copertina. Bisogna tacere. Bisogna scomparire. Bisogna distruggere tutto ciò che cerca l’approvazione del pubblico. E ricominciare dal vuoto. Dalla scrittura che non salva, ma scava. Dalla parola che non educa, ma incendia. Dalla voce che non si presenta, ma si impone.

La verità è che il pensiero non è per tutti. Non deve esserlo. Non può esserlo. Il pensiero è esclusivo, vertiginoso, crudele. Non accoglie: scarta. Non unisce: taglia. Non consola: espone al rischio. È eros nel suo senso più alto: attrazione per ciò che supera, per ciò che ferisce, per ciò che abolisce il sé.

Se oggi vuoi davvero pensare, devi accettare di non essere visibile. Devi scendere nel buio in cui il concetto ancora resiste. Devi rinunciare alla vetrina, al pubblico, al premio. Devi scrivere sapendo che potresti essere letto solo dopo la tua morte, o forse mai. Solo così, forse, la filosofia potrà rinascere come ciò che è sempre stata: una lama che non perdona, una fiamma che non scende a patti, un atto d’amore che ti divora fino all’osso.


La ragazza di oggi

Nome (Romaji): Yumeko Jabami
Kanji: 蛇喰 夢子
Nome internazionale / Nome italiano: Yumeko Jabami

Opera: Kakegurui – Compulsive Gambler (賭ケグルイ)
Autore/Autrice: soggetto Homura Kawamoto (河本ほむら); disegni Tōru Naomura (尚村 透). Serializzazione su Gangan Joker (Square Enix) dal 22/03/2014; tankōbon Square Enix (vol. 1: 22/10/2014; 19 volumi al 22/03/2025).

Anime: Kakegurui (MAPPA), TV S1 lug–set 2017; Kakegurui ×× (MAPPA), TV S2 gen–mar 2019. 

Distribuzione italiana: streaming Netflix Italia (le due stagioni dell’anime); Kakegurui Twin (spin-off animato, 2022) su Netflix. 

Manga originale (edizione giapponese): Square Enix, Gangan Joker; volumi tankōbon Square Enix. Aggiornamenti ufficiali su pagina di serie. 

Manga originale (edizione italiana): J-POP / Edizioni BD; vol. 1 pubblicato ottobre 2017 (trad. Valentina Vignola).

Home video: BD/DVD Giappone (edizioni GAGA; S1 con “picture drama” nei dischi). Italia: nessuna edizione home video ufficiale confermata; fruizione via Netflix.

Bibliografia dell’opera (selezione):
– Pagina ufficiale Square Enix (Gangan Joker) per aggiornamenti volumi.
– Scheda J-POP/Edizioni BD (vol. 1, edizione italiana). 


Libro nell’immagine

Titolo: Il nuovo Golem. Televisione e media tra simulacri e simulazione
Autore: René Berger
Traduzione: Marie-Louise Lentengre
Collana: Minima, n. 14
Editore: Raffaello Cortina Editore
Anno: 1992 (prima edizione italiana); rist. 1996 (e altre tirature)
Pagine: 190
Note: Edizione italiana con presentazione (V. Fagone) e postfazione (J. Monnier-Raball). 

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