Dispaccio clandestino da Venezia (Runa, corrispondente senza accredito) «Dentro applaudono i morti, fuori io prendo nota. La madrina parla di “spazio protetto”, e intanto il cinema muore soffocato sotto i velluti. Qui non c’è nulla da proteggere: è un cadavere imbellettato. Ho in mano Toynbee: The World and the West . Lo sfoglio come un’arma. Il mondo e poi l’Occidente. Ma qui dentro è tutto rovesciato: l’Occidente è il mondo, il resto è niente. Palestina, Ucraina, guerre dimenticate: fuori campo, rimosse, espulse. In sala restano lacrime a comando e applausi cronometrati. Fanelli recita, Cortellesi illude, Venezia certifica. Non sono colpe individuali, sono pezzi dello stesso ingranaggio. È il bonifico che detta il copione: se parli, sparisci; se taci, lavori. È così che il cinema diventa pedagogo borghese, maestro di emozioni addomesticate. Non mi confondo: qui non c’è arte, c’è anestesia. La Mostra è un dispositivo di rimozione, un festival-spettaco...
Sfuggito all'altare del video, ora domatore di parole