Il fascino, pesante dell'Idealismo tedesco
di Riccardo Bernini
L’idealismo tedesco non è morto.
Non ci limitiamo a camminare nelle sue strade: lo respiriamo a ogni frase, lo ripetiamo senza saperlo, lo maneggiamo come un utensile smussato, convinti di averlo inventato noi. Libertà, storia, destino — parole che Hegel e Schelling hanno caricato di un peso insostenibile per le nostre mani di oggi — circolano come monete fuori corso, usate in mercati che non conoscono più il valore dell’oro. Per loro, la coscienza non era un bene privato: era un’onda dell’universale che prende coscienza di sé. Un passaggio interno a un processo più grande dell’io.
Poi, nel Novecento, il pensiero si frantuma.
La psicologia smembra l’idealismo e ne porta i frammenti in laboratorio. Freud riduce lo “spirito” ad apparato psichico, traduce l’inconscio di Schelling in conflitto pulsionale. Ma l’idea non si spegne: la coscienza resta soltanto la punta visibile di un sistema più vasto, e chi ignora le sue fondamenta smette di capire l’uomo.
Oggi, la politica — italiana, statunitense, globale — è un saccheggiatore di rovine.
Prende concetti che nascevano in architetture complesse e li usa come insegne luminose, come slogan pubblicitari. Non interpreta, non confronta: strappa le categorie dal loro corpo e ne agita il guscio. Agisce in modo apertamente antifilosofico.
Qui la stupidità non è un difetto individuale: è un’incapacità strutturale.
Destinata a non capire che “destino”, “riconoscimento”, “universalità” erano organi vivi di un sistema coerente, pensato per l’universale. Isolate, quelle categorie diventano armi concettuali in mano a chi le piega a scopi identitari e di dominio. E così, da strumenti di pensiero, si trasformano in caricature tossiche.
Il caso più evidente: la retorica dell’esportazione della democrazia.
Per l’idealismo, la democrazia non si impone: si forma, si radica in una comunità, cresce nelle istituzioni e nelle abitudini. Imposta dall’esterno, diventa un edificio senza fondamenta: facciata perfetta, ma nessuna scala, nessun tetto, nessuna acqua. Un involucro vuoto che presto si svuota o si riempie di regole altrui. La storia recente ne ha già offerto esempi: interventi “civilizzatori” che abbattono regimi e lasciano macerie istituzionali. Stati senza legittimità, strutture collassate, vuoti riempiti da milizie e ideologie armate. Le stesse categorie — libertà, diritti, progresso — usate per giustificare l’intervento vengono rovesciate da chi reagisce, e diventano carburante di un ciclo di vendetta e terrore.
Dare la colpa all’idealismo è comodo. È falso.
Hegel non autorizza questo: il suo “destino” è mediazione, lo Stato è eticità concreta, l’universalità è incarnata. Strappare le categorie dal loro sistema significa trasformarle in dogmi autoritari mascherati da idee elevate.
Hegel fa paura perché è ancora vivo. Fa gola perché, se isolate, le sue categorie diventano armi.
Il compito non è archiviare l’idealismo: è sottrarlo alle mani che lo violentano. E affermare che la libertà non è un opposto del particolarismo locale, ma la sua maturazione. L’universalismo astratto — quello che pretende di valere ovunque allo stesso modo — non è universale: è il particolare di chi lo impone.
La libertà non si porta in armi.
È un organo che cresce nel tempo, radicato nella terra che lo nutre. Deviato di colpo, come un fiume strappato al suo corso, travolge tutto e lascia soltanto rovina. Chi pensa di guidarlo con la forza, si troverà annegato nelle sue stesse acque.
La ragazza di oggi
Nome (Romaji): Momobami Kirari
Kanji: 桃喰綺羅莉
Nome internazionale / Italiano: Kirari Momobami
Opera: Kakegurui – Compulsive Gambler
Autore/Autrice: Homura Kawamoto (storia), Tōru Naomura (disegni)
Anime: Kakegurui, produzione MAPPA (2017–2019)
Distribuzione italiana: Netflix
Manga originale: Kakegurui pubblicato da Square Enix a partire dal 2014; versione italiana edita da J-POP Manga
Profilo critico
Kirari Momobami incarna l’autorità diretta, distaccata, che governa la soggettività degli studenti senza bisogno di mediazioni emotive. Presidente del Consiglio Studentesco e capo del clan Momobami, ha istituito un sistema gerarchico nella prestigiosa Accademia Hyakkaou in cui il valore di uno studente si misura in debiti e collari—retaggi dell’azzardo e della strategia estrema. Il volto pallido, le trecce severe e il rossetto azzurro non sono fronzoli estetici, ma simboli visivi di un potere sospeso tra rituale e controllo. Nel contesto del blog, Kirari è emblema della filosofia svuotata (parole usate come strumenti di dominio) e del potere che comprende le categorie pur non rinnovandole, ma piegandole al proprio disegno.
Descrizione dell’immagine
Kirari Momobami è ritratta in primo piano, in ambiente accademico appena sfocato, mentre legge Sistema dell’idealismo trascendentale di F. W. J. Schelling (titolo e autore chiaramente leggibili). Lo sguardo è concentrato, rivolto al libro aperto; le mani reggono il volume con intensità calma. I capelli, organizzati in due trecce fedeli alle fonti, incorniciano il volto pallido, contraddistinto dal caratteristico rossetto azzurro. Indossa la divisa scolastica originale del manga (giacca rossa, camicia bianca, cravatta nera, gonna a pieghe), senza esagerazioni “fashion”. La luce è fredda e precisa, diretta sul testo, rendendo palpabile l’idea dell’atto di pensare come gesto estremo.
Commento teorico
Kirari è la visione pura del potere che osserva senza partecipare, del controllo che si esercita sul senso, non solo sulle azioni. Nel momento in cui legge Schelling, non sta cercando la saggezza dell’idealismo, ne sta utilizzando la tensione come strumento: il libro aperto diventa simbolo di ciò che lei domina, non di ciò che la domina. È la rappresentazione perfetta di una filosofia rovesciata, dove le categorie servono a mantenere l’ordine e non a trasformarlo. Leggerla così significa vedere il pensiero sospeso come forma di dominio.
Bibliografia dell’opera
Edizione italiana filologica:
F. W. J. Schelling, Sistema dell’idealismo trascendentale, a cura di Guido Boffi, Bompiani, Milano 2006 (Testi a fronte).Edizione recente:
F. W. J. Schelling, Sistema dell’idealismo trascendentale, a cura di Guido Boffi, Orthotes, Collana Germanica, 2022.Prima traduzione italiana storica:
F. W. J. Schelling, Sistema dell’idealismo trascendentale, traduzione di Michele Losacco, Laterza, Bari 1908; 2ª edizione 1926.
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Servono molte considerazioni valide in questo periodo scuro🧐
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