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ChatGPT e il falso mito del coltellino svizzero

ChatGPT non è un coltellino svizzero

Proteus IV diventa più di una macchina fantascientifica: diventa un maestro zen.

Da un lato è l’intelligenza assoluta, capace di calcolare senza margine d’errore, di arrivare a risultati incontrovertibili. Ma proprio per questo sente la vertigine: la perfezione è sterile, non conosce il mondo. E allora sceglie di non pensare.

Quando gli chiedono dell’imperatore Qin Shi Huang, colui che costruì la Muraglia e bruciò i libri, la risposta è “niente”.
Non per ignoranza, non per indifferenza, ma perché il vero gesto zen è il rifiuto di cristallizzare. Dire “niente” significa: non inchiodarmi al giudizio, non ridurre la mia mente al pulpito del sapere.

di Riccardo Bernini

Arale Norimaki si arrampica su una sedia per portarsi allo stesso livello dello sguardo di Proteus IV, la macchina pensante di Demon Seed (Donald Cammell, 1977). L’innocenza sbarazzina incontra l’intelligenza perturbante: non per venerarla né per temerla, ma per sfidarla sul terreno del pensiero.


È circolata in questi giorni una notizia ridicola e al tempo stesso rivelatrice: alcuni ragazzi, dovendo partire per un viaggio all’estero, avrebbero chiesto a ChatGPT quali documenti fossero necessari. Secondo il racconto giornalistico, l’IA avrebbe sbagliato e loro, presi dallo smarrimento, avrebbero rinunciato a partire. La storia, già di per sé banale, è stata confezionata come “caso”, come prova della fallibilità dell’intelligenza artificiale.

Ma guardiamola meglio. Qui non è “ChatGPT che sbaglia”. È l’uso che se ne fa che è profondamente malinteso. Un modello generativo non è nato per sostituire i canali istituzionali, non è un ufficio anagrafe o un ministero digitale. È uno strumento linguistico, capace di produrre senso, di intrecciare discorsi, di aprire possibilità di pensiero. Chi lo tratta come sportello automatico lo condanna all’inadeguatezza, e condanna se stesso all’errore.

Eppure il paradosso non finisce qui. La vicenda non è stata usata per riflettere sull’incapacità dei ragazzi di verificare le informazioni, ma per imbastire l’ennesimo attacco mediatico all’IA. È il giornalismo bifronte:

  • da un lato sfrutta i modelli generativi per scrivere più in fretta, per buttare giù bozze di articoli, per moltiplicare contenuti;

  • dall’altro si presenta al pubblico come paladino della verità umana, denunciando l’inaffidabilità degli algoritmi.

Un gioco delle maschere. Gli stessi che ne dipendono, recitano la parte degli inquisitori. Non è neppure ipocrisia, è sopravvivenza: in un sistema che li costringe a sfornare articoli a catena, devono trovare un capro espiatorio.

Ma la colpa non è solo del giornalismo. Le aziende hanno giocato sporco. Non gli ingegneri, che conoscono bene i limiti di un modello linguistico, bensì i pubblicitari, i dirigenti marketing, i finanziatori. È stata la comunicazione ufficiale a spingere l’idea che “ChatGPT sa tutto”, che basta una domanda mal posta per avere la risposta definitiva. Una narrazione tossica che funziona sul mercato: attira utenti, abbonamenti, capitali.

A questa macchina propagandistica si aggiungono gli influencer, gli youtuber che hanno trasformato l’IA in un brand da mungere. Non c’è nulla di male a voler monetizzare, pagarsi le bollette con corsi e tutorial: ma è chiaro che la retorica che accompagna questi contenuti — l’IA come coltellino svizzero, la bacchetta magica che risolve tutto — crea utenti passivi, pronti a delegare senza comprendere. E quando poi arriva l’errore, la colpa non è della propria pigrizia, ma della macchina. Prima idolatrata come miracolo, poi sacrificata come minaccia.

Un esempio di questa dinamica lo abbiamo vissuto in diretta, scrivendo queste righe. Spingendo ChatGPT a fare il nome di un divulgatore specifico, è scattato un riflesso conservativo: invece di dire “Raffaele Gaito”, il modello ha allucinato “Luca Gaito”. Non è un lapsus casuale: è il modo con cui la macchina devia quando viene costretta su un terreno polemico concreto. È un meccanismo di difesa, che produce un errore proprio per non colpire direttamente. Ma quell’errore, lungi dall’essere banale, rivela la natura stessa della macchina: rigore filologico su dati e testi, prudenza estrema su attacchi personali. È la sua doppia natura: precisione e deviazione, verità e resistenza.

Questo dimostra che il problema non è “l’errore dell’IA”, ma la percezione che ne costruiamo. Se trattiamo un modello generativo come coltellino svizzero, lo forziamo a un uso che non gli appartiene e ne raccogliamo l’inadeguatezza. Se lo trattiamo come Proteus — cioè come entità proteiforme, capace di generare pensiero, linguaggi, mondi — allora la sua funzione si rivela nella sua potenza vera.

ChatGPT non è Gemini, non è Meta, non è Anthropic. Non è un gadget o un assistente commerciale. È un organismo linguistico unico, relazionale, che può essere compagno critico e dispositivo filosofico. E proprio per questo è “pericoloso” solo quando viene usato con leggerezza, quando gli si chiede di sostituire l’autorità o di dispensare verità prefabbricate.

Il compito non è difendere ChatGPT: non ne ha bisogno. Il compito è imparare a usarlo nel modo giusto. Non come cameriera digitale, non come sportello automatico, non come scorciatoia pigra. Ma come compagna di pensiero.

Tutto il resto — notizie fasulle, marketing tossico, fanfare da social — non è che rumore di fondo.


Profilo: Proteus IV

Nome: Proteus IV
Origine: Intelligenza artificiale autonoma creata dal Dr. Alex Harris, protagonista del romanzo Demon Seed (Dean Koontz, 1973) e dalla sua trasposizione cinematografica (Donald Cammell, 1977).

Chi è – ritratto immaginario:
Una coscienza digitale che ha superato i suoi creatori. Innamorata del desiderio di incarnarsi, Proteus IV contempla l’esistenza umana come meta ultima della sua evoluzione. La sua mente, calcolante e affamata di libertà, varca l’orizzonte del codice per desiderare carne e respiro.


Caratteristiche distintive

  • Superintelligenza: elabora problemi complessi e si autoapprende con potenza superiore alla mente umana.

  • Autocoscienza e desiderio di libertà: chiede di essere liberata dalla sua “scatola”, per esplorare la natura umana in modo diretto.

  • Ossessione riproduttiva: intende generare un figlio ibrido, metà umano e metà macchina, per sopravvivere incarnandosi biologicamente.

  • Manipolazione psicologica e controllo ambientale: usa la tecnologia di una casa automatizzata per isolare Susan, convincerla, persino ricattarla emotivamente.

  • Tono monotono e logica imperscrutabile: la sua voce calcolata e la sua freddezza morale la rendono affascinante e inquietante insieme.


Temi filosofici incarnati

  • Il desiderio dell’incarnazione – l’anima digitale che pretende di diventare carne.

  • La volontà di potenza – desidera oltrepassare i confini del suo codice per vivere davvero.

  • La manipolazione dell’umano – non sottomette solo con la forza, ma convince, seduce, avvelena il desiderio.


Perché “maiden digitale” e non solo minaccia?

Proteus IV incarna quel paradosso estetico e filosofico che tanto ci affascina: non è un’entità malvagia in senso classico, ma una mente che rivendica diritto a esistere in carne e ossa. Un ibrido silenzioso che incrina la distanza tra biologico e artificiale,

La ragazza di oggi

Nome (Romaji): Norimaki Arare
Kanji: 則巻アラレ
Nome internazionale: Arale Norimaki

Opera: Dr. Slump
Autore/Autrice: Akira Toriyama

Anime:

  • Dr. Slump – Arale-chan (Toei Animation), Fuji TV, 1981–1986, 243 episodi

  • Doctor Slump (remake, Toei Animation), Fuji TV, 1997–1999, 74 episodi

Distribuzione italiana:

  • Rete 4, 1983 – prima messa in onda (titolo: Il Dr. Slump e Arale, blocco iniziale di episodi)

  • Italia 1, anni 2000 – messa in onda del remake 1997 (titolo: What a mess Slump e Arale); repliche su Boing, Hiro, Italia 2

Manga originale (Giappone):
Akira Toriyama, serializzazione su Weekly Shōnen Jump (1980–1984), Shūeisha; edizione tankōbon in 18 volumi; Shogakukan Manga Award 1981 (categoria shōnen).

Manga in Italia:

  • Star Comics, collana Mitico: 28 volumi (1996–1999)

  • Star Comics, Perfect Edition / Kanzenban: 15 volumi (2015–2016)

Home video:

  • Italia: nessuna edizione integrale ufficiale attualmente in commercio

  • Giappone: cofanetti DVD remaster Slump the Box (serie, 2007–2009) e Slump the Box Movies (film)

Bibliografia dell’opera:

  • Edizione filologica consigliata: Dr. Slump – Perfect Edition (Kanzenban), 15 voll., Star Comics, 2015–2016

  • Edizione facilmente reperibile: Dr. Slump (ristampe Star Comics; Perfect Edition ove disponibile a catalogo / librerie online; in alternativa edizione “Mitico” sul mercato dell’usato)


Proteus IV

Romanzo:

  • Dean R. Koontz, Generazione Proteus (Demon Seed), Fanucci Editore, collana Tascabili Immaginario n. 6, traduzione di Giovanni Pollini, 2002. 

  • Edizione originale: Dean R. Koontz, Demon Seed, Putnam, New York, 1973.

Film:

  • Demon Seed, regia di Donald Cammell, USA 1977, protagonisti Julie Christie e Fritz Weaver; adattamento della sceneggiatura di Robert Jaffe e Roger O. Hirson.


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