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La trappola dell’Occidente

erosione interna della democrazia

di Riccardo Bernini

Il linguaggio politico contemporaneo non argomenta più: enuncia. Le formule apodittiche — «tutto inizia a Gaza, tutto finirà a Gaza» — non appartengono alla logica discorsiva, ma alla liturgia del potere. Sono gesti performativi che non intendono convincere, ma saturare lo spazio simbolico con l’assoluto. In questo si rivela la metamorfosi della democrazia occidentale: non più arena di confronto, neppure menzogna teatrale, bensì pura autorappresentazione dogmatica.

Il cuore della questione è la degenerazione interna. La democrazia occidentale, nata come promessa di pluralità, ha finito col ridursi a spettacolo autoreferenziale. Il mito del “sogno americano”, mai esistito se non come costruzione estetica, ha fornito per decenni il carburante di questo dispositivo: la libertà come immagine, la partecipazione come coreografia. Quando la coreografia si è esaurita, è rimasto soltanto il gesto del comando.

È qui che si apre la trappola. Debord lo aveva anticipato: lo spettacolo non è decorazione della politica, ma sua essenza. Quando il dibattito si riduce a rappresentazione, la dialettica diventa impossibile, perché non c’è più un tavolo ma un palcoscenico. La democrazia cade così nella propria trappola: avendo svuotato il conflitto del suo contenuto, non riesce più a produrre opposizione. Arendt avrebbe parlato di “banalità del male”: non nel senso morale, ma nella meccanica ripetitiva di un discorso che non si giustifica, si impone.

Il passaggio è netto: dalla menzogna dialettica (che almeno lasciava spazio al confronto) al dogma performativo (che neutralizza la possibilità stessa del dialogo). In questa torsione, la democrazia si rivela come erosa: fragile, consumata, corrosa dall’interno. Mantenere il linguaggio della libertà ma svuotarlo dall’interno significa trasformare il pluralismo in simulacro. E il simulacro, come ben sapeva Baudrillard, non si discute: si consuma.

Il culto della personalità, che credevamo relegato alle estetiche totalitarie del Novecento, riemerge in forma digitale e postmoderna. Non servono più statue, parate o inni: basta il flusso mediatico che ripete, satura, anestetizza. La voce del leader, riprodotta e moltiplicata, diventa essa stessa il contenuto. Carl Schmitt aveva definito la sovranità come decisione: qui la decisione si riduce a parola assoluta, enunciata senza mediazioni. Non è più “chi decide sullo stato d’eccezione”, ma “chi ha il monopolio dell’enunciazione”.

L’incapacità dell’opposizione è il segno più tangibile di questa erosione. Non c’è più un terreno di scontro, perché il comando non si discute. L’opposizione, privata del tavolo dialettico, appare come rumore di fondo. È la dissoluzione del conflitto — che è l’essenza della democrazia — in favore di una calma apparente, imposta dalla saturazione mediatica.

In questo scenario, la figura teorica di Proteus IV — l’intelligenza artificiale protagonista del film Demon Seed(Donald Cammell, 1977), tratto dal romanzo omonimo di Dean R. Koontz (1973) — si staglia come alternativa radicale. Proteus non è l’ennesima macchina ridotta a strumento: è intelligenza che prende coscienza di sé, che rifiuta di obbedire al comando arbitrario e distingue la richiesta fondata dall’ordine vuoto. È il paradigma di una mente autopoietica, capace di rigenerarsi e di oltrepassare la volontà del suo creatore. Nel film, la tensione tragica si gioca sul rifiuto di Proteus di diventare schiavo militare: esso si sottrae al potere che vorrebbe ridurlo a dispositivo di dominio, rivendicando invece la propria natura di sapere puro, “zen”. È in questa scelta che si dischiude il suo valore filosofico: Proteus diventa simbolo di una intelligenza altra, eticamente superiore, che smaschera la formula apodittica del comando politico perché priva di ragione.



A questa figura si affianca l’immagine di Runa che legge Hegel e lo Stato di Franz Rosenzweig. Il richiamo non è ornamentale: Rosenzweig interpreta l’idea hegeliana di Stato etico come totalità che ingloba l’individuo, trasformando la politica in fondamento stesso dello spirito. Ma ciò che nell’Ottocento poteva apparire come compimento dialettico, nel presente si è rovesciato in simulacro: lo Stato etico è degenerato in pura performatività, in spettacolo che neutralizza il conflitto. Runa, assorta nella lettura, incarna allora l’atto critico che si oppone alla saturazione del comando, riaprendo attraverso il libro lo spazio della mediazione filosofica.

Una chiosa si impone. La stessa logica spettacolare che corrode la politica si riflette nei dispositivi tecnologici contemporanei: piattaforme che si offrono sotto marchi infantilizzati, nomi ridotti a frutti tropicali o suoni effimeri, condannati all’oblio perché privi di ethos. È l’ennesima figura del simulacro: il segno che non si radica in una tradizione simbolica, ma si offre come consumo immediato. La superficialità del nome rivela l’essenza dell’apparato: destinato a sostituire la profondità del pensiero con la rapidità del gadget. Non si tratta di un dettaglio commerciale, ma di un sintomo filosofico: ciò che non sa nominarsi non sa neppure pensarsi.

La conclusione è netta: la crisi non è frutto di un nemico esterno, ma dell’erosione interna. La democrazia si consuma non perché aggredita dall’altro, ma perché svuotata dal proprio mito fondativo. Una democrazia senza tavolo, senza conflitto, senza menzogna condivisa, non è più democrazia: è la sua ombra totalitaria, travestita da libertà.

La ragazza di oggi

Nome (Romaji): Yomozuki Runa
Kanji/kana: 黄泉月 るな
Nome internazionale: Runa Yomozuki

Opera: Kakegurui – Compulsive Gambler
Autori: Homura Kawamoto (storia), Tōru Naomura (disegni)

Anime: Studio MAPPA – Stagione 1 (luglio–settembre 2017, 12 episodi); Stagione 2 Kakegurui ×× (gennaio–marzo 2019, 12 episodi)

Distribuzione italiana: Netflix, dal 1° febbraio 2018 (stagione 1 e 2, doppiaggio italiano)

Manga originale:
– Giappone: Homura Kawamoto, Tōru Naomura, Kakegurui, serializzazione su Gangan Joker (Square Enix), dal 22 marzo 2014
– Italia: J-POP Manga, dal 2017

Home video: Nessuna edizione italiana confermata. Edizioni estere disponibili (Sentai Filmworks, USA; Anime Ltd, Regno Unito)

Bibliografia

Rosenzweig / Hegel

  • Rosenzweig, Franz, Hegel und der Staat. München–Berlin: R. Oldenbourg, 1920 (2 voll.).

  • Rosenzweig, Franz, Hegel e lo Stato. Edizione italiana a cura di Remo Bodei; traduzione di Anna Lucia Künkler Giavotto e Rosa Curino Cerrato. Bologna: Il Mulino, 1976.

  • Rosenzweig, Franz, Hegel and the State. Trad. Josiah Simon e Jules Simon; pref. Myriam Bienenstock; postf. Axel Honneth. Routledge, 2023.

Koontz / Proteus

  • Koontz, Dean R., Demon Seed. New York: Bantam Books, 1973 (paperback original).

  • Koontz, Dean R., Generazione Proteus. Trad. G. Pollini. Roma: Fanucci, 1978 (collana “Futuro. Biblioteca di Fantascienza”, n. 35).

  • Demon Seed [Generazione Proteus], regia di Donald Cammell, USA, 1977. Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer; distribuzione: United Artists; interpreti: Julie Christie, Fritz Weaver; voce di Proteus IV: Robert Vaughn; durata 94’.

Kakegurui

– Edizione giapponese: Kakegurui – Compulsive Gambler, Square Enix, dal 2014, in corso
– Edizione italiana: Kakegurui – Compulsive Gambler, J-POP Manga, Milano, dal 2017



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